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IVE NEL MONDO

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CASE DI FORMAZIONE

Tanto il periodo di formazione iniziale del religioso (Noviziato, Filosofia e Teologia) quanto la sua formazione permanente (Laurea, Dottorato e successivi studi personali) implicano un vasto e profondo lavoro di sviluppo intellettuale da realizzarsi in perfetto equilibrio sia con lo sviluppo morale e affettivo (virtù morali ed educazione dell’affettività) che con quello spirituale (vita teologale). 

Non vi è dubbio alcuno che la formazione iniziale e quella permanente non possano intendersi esclusivamente come mera acquisizione e perfezionamento di abiti intellettuali; infatti, senza l’amore al bene soprannaturale e la pratica delle virtù morali (naturali e soprannaturali), la sola conoscenza della verità non può salvare l’uomo né questi perseverare nella verità acquisita (salvo in maniera accidentale e, probabilmente, solo per un dato tempo). È altresì certo che la bontà umana e le buone disposizioni morali senza la luce della verità sono condannate al fallimento e alla sterilità. 

La formazione intellettuale ha per oggetto lo studio della verità, la sua interiorizzazione e incarnazione. Il suo fine primario è la ricerca e la conquista della verità stessa; l’iter di formazione suppone dunque, quale punto di partenza irrinunciabile, l’amore per la verità, poiché è l’amore il motore di tutte le cose. Il frutto dell’amore per la verità è l’acquisizione della stessa, condizione necessaria alla contemplazione che consiste nella conquista e nel riposo nella verità amata. Tale formazione si inserisce pienamente nel carisma della nostra Famiglia Religiosa, che vuole vivere in pienezza il mistero dell’Incarnazione del Verbo, di Colui che disse Io sono la verità (Gv 14,6) e di cui il Magistero può dire “la verità che è Cristo”. 

“La ricerca della verità è un’esigenza della natura dell’uomo, mentre l’ignoranza lo mantiene in una condizione di schiavitù. In effetti, l’uomo non può essere veramente libero se non riceve una luce sulle questioni centrali della sua esistenza e in particolare su quella di sapere da dove viene e dove va”. Se la ricerca della verità obbliga ogni uomo, a maggior ragione obbliga i nostri membri, e in particolare quelli dediti all’insegnamento: “I religiosi dedicati all’insegnamento si impegneranno a lasciarsi permeare dall’amore assoluto e totale alla verità”. 

“Cercare la verità, scoprirla e rallegrarsi di averla incontrata, diceva San Giovanni Paolo II, è una delle avventure più emozionanti della vita”7. Esempio di questa ricerca e paradigma dello studioso sono la vita e la personalità stessa di San Tommaso, “principe della filosofia e della teologia, come sono soliti chiamarlo i Papi.” 

L’Aquinate invita tutti gli uomini a cercare instancabilmente la verità, perché solo investigandola con insistenza si giunge alla comprensione della realtà e di colui che è il suo autore.

Dovrebbe dirsi dei nostri religiosi quello che si è detto dell’Angelico: “San Tommaso d’Aquino si sposò interamente con la Verità. Si fuse con essa. Fu più felice e fortunato di Francesco d’Assisi, il quale, sposato con la sua amata terrena, la povertà, dovette cambiarla sulla soglia del cielo con la ricchezza divina. San Tommaso, invece, si sposò con la Verità e “la verità del Signore rimane per sempre”. In questo sposalizio si compì per l’Angelico la massima agostiniana: “l’uomo è ciò che l’uomo ama”. “Ami il cielo, sei cielo. Ami la Verità, sei Verità.”

SAN VITALIANO           PAPA
SEMINARIO
SAN
GIOVANNI         XXIII
SEMINARIO
MINORE
NOVIZIATO
BEATO PIER GIORGIO FRASSATI