18° Catechesi

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Rinnega te stesso e seguimi

  1. Introduzione: La consacrazione ha come scopo giungere alla perfezione senza fatica…

 

SLM vuole offrire una via «facile e dolce… per la perfezione» (cfr TVD n.82).

«Questa devozione è una via facile, breve, perfetta e sicura per giungere all'unione con Nostro Signore nella quale consiste la perfezione del cristiano 1) È una via facile, aperta da Gesù Cristo… per venire a noi».

 

«In verità, l'unione con Dio si può raggiungere anche per altre strade, ma con maggiori croci e morti dolorose, con più difficoltà ardue a superarsi. Occorre passare per notti oscure, per strane lotte ed agonie, ecc…. Sulla strada di Maria, invece, si cammina più soavemente e più tranquillamente» (TVD 152).

 

Dovrebbe sembrare strano questo tipo di espressioni: La perfezione può essere raggiunta attraversando una via facile? Senza delle croci? Senza le notti? Senza le purificazioni necessarie?

Tale espressione dovrebbe suonare in maniera strana... dovrebbe contradire il nostro Direttorio di Spiritualità.

«Essere fermamente decisi a raggiungere la santità. Un religioso che non è disposto a passare per la seconda e la terza conversione o che non fa niente di concreto per riuscirci, anche se rimane fisicamente con noi, non appartiene alla nostra famiglia spirituale» (Direttorio di Spiritualità no 42).

Non sembra che questa dottrina di SLM vada d’accordo con le Costituzioni, né con altri autori spirituali ai quali noi siamo tanto legati. Solo per considerare alcuni:

San Giovanni della Croce:

«Vorrei persuadere gli spirituali che tale via [di unione con Dio] non consiste nella molteplicità delle meditazioni, delle pratiche e dei gusti, sebbene tutto ciò sia in qualche modo necessario ai principianti, ma in una sola cosa, nel sapere cioè rinunciare davvero a sé stessi all’interno e all’esterno, abbracciando le sofferenze per Cristo e annientandosi in tutto.

«Perché esercitandosi in questo, in tutto il resto e ancora in altre cose si progredisce.

Se invece questi esercizi, compendio e fondamento di tutte le virtù, vengono meno, ogni altro modo di agire è un divagarsi senza profitto…»[1].

 

Conosciamo bene la sua dottrina delle “nadas”… e, tra i tanti testi suoi, ricordiamo quel consiglio ad un religioso che vuole essere perfetto: «cerchi di preferire le cose difficili a quelle facili».

C’è una cotradizione tra SLM e SGC? Il problema è che, nelle nostre Costituzioni, le dottrine di questi autori vanno messe insieme:

«Desideriamo formare uomini virtuosi (di “vir” e di “vis”: che abbiano la forza virile) secondo la dottrina dei grandi maestri della vita spirituale, specialmente: Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino, San Giovanni della Croce, Santa Teresa di Gesù, Sant’Ignazio di Loyola, San Luigi Maria Grignion da Montfort, Santa Teresa del Bambino Gesù…»[2].

Diciamo subito che SLM non contradice in assoluto la verità di SGC e la conserva intatta nella sua dottrina mariana: Nello stesso Trattato dirà: «Se le nostre devozioni… non ci portano a questa morte a noi stessi necessaria e feconda, non produrremo frutti che valgano: …tutte le nostre giustizie saranno contaminate dall'amor proprio… Dio avrà in abominio i più grandi sacrifici e le migliori azioni che possiamo compiere» (TVD 81). Perciò: «Bisogna scegliere, tra tutte le devozioni alla santissima Vergine, quella che porta di più   di se stessi, essendo essa la migliore e più santificante» [TVD 82].

La via facile non dispensa dal morire a noi stessi… purificarci, disprezzare noi stessi come inizio della consacrazione… e molto spesso dimentichiamo tale aspetto. Ma dice SLM che si possono indossare le catenine della schiavitù mariana «dopo aver scosso le catene vergognose della schiavitù del demonio» (TVD 236).

Esistono dunque diversi passaggi o momenti di questa consacrazione che dalle volte trascuriamo. In essi potremmo meglio essere convinti come la dottrina di SLM non contrasti affatto nessuno degli autori di cui parlano le nostre Costituzioni, ma soltanto aggiunge ad essi il ricorso a Maria come mezzo più efficace affinché le esigenze degli altri autori vengano compiute più facilmente, con meno fatica, ecc.

I diversi passaggi

Adesso possiamo andare ai diversi passaggi:

Il punto di partenza: Secondo il Trattato, dopo aver parlato della grandezza di Maria considerato nella conferenza precedente e ancora di più nel giorno di ritiro. Il “principio e fondamento” della consacrazione:

«La vera devozione a Maria è interiore; parte, cioè, dalla mente e dal cuore; deriva dalla stima che si ha di lei, dall'alta idea che ci si forma delle sue grandezze e dall'amore che le si porta» (TVD 106)…

Perciò la devozione è «disinteressata: Un vero devoto di Maria la serve unicamente perché ella merita di essere servita, e Dio solo in lei. Non l'ama perché abbia ricevuto o speri ricevere favori, ma perché ella è degna di amore» (TVD 110).

Perciò il ritiro e la conferenza precedente sono essenziali alla consacrazione. E’ essenziale il ruolo dello Spirito Santo, il quale solo può dare a noi tale stima e amore che la Madonna merita. Ogni altro gesto, ogni opera posteriore che si faccia, diventa un atto di carità perfetta.

Dopo questo “fondamento” andiamo a considerare i “passi” o “momenti” di questa devozione

   1. Conoscenza sapienziali di sé…

 

Viene comandata da SLM per prepararsi alla consacrazione:

«Durante la prima settimana rivolgeranno tutte le loro preghiere e opere di pietà allo scopo di ottenere la conoscenza di se stessi e la contrizione dei propri peccati» (TVD 228)

 

SLM considera questa conoscenza di sé, e il pentimento dei peccati, uno dei segni chiari di trovarci di fronte ad un mezzo di santificazione speciale:

«Devi persuaderti, caro fratello, che se sarai fedele alle pratiche della devozione che ti indicherò …essa produrrà i suoi frutti meravigliosi. [213]

«Con la luce che lo Spirito Santo ti darà per mezzo di Maria, sua cara Sposa, conoscerai il tuo fondo cattivo, la tua corruzione e la tua incapacità di ogni bene, se Dio non ne è il principio …. In forza di tale conoscenza, ti disprezzerai e riconoscerai la tua profonda miseria. … l'umile Vergine ti renderà partecipe della sua umiltà profonda, per cui ti disprezzerai, non disprezzerai nessuno e amerai d'essere disprezzato.

Guardate il primo frutto! Ripetiamolo:

  1. “Conoscerai il tuo fondo cattivo”

  2. “La tua corruzione”

  3. “La tua incapacità di ogni bene”

 

Questo non sembra molto dolce… E se consideriamo lo scopo ancora meno: Tutto questo ti porterà una seconda grazia:

Ti disprezzerai, non disprezzerai nessuno e amerai d'essere disprezzato”

Anticipiamo così il secondo momento: Il primo, essenziale per consacrarsi: conoscenza di sé. Il secondo, forse più importante del primo: il disprezzo di se…

E’ dottrina innegabile, con la quale SLM si inserisce armonicamente in tutti gli altri autori.

«E' questo l'insegnamento più profondo e più utile, conoscersi veramente e disprezzarsi. Non tenere se stessi in alcun conto e avere sempre buona e alta considerazione degli altri; in questo sta grande sapienza e perfezione». (Kempis l.1, c.1).

Dice Santa Teresa:

«La conoscenza di se stessi è tanto necessaria che mai vorrei vedere in voi la minima negligenza su questo punto per quanto elevate voi foste nella contemplazione delle cose celesti»[3]. Dice altrove: «La conoscenza di sé è il pane che, in questo cammino dell’orazione, si deve mangiare con tutti i cibi, anche con i più delicati»[4].

 

Troveremo pertanto, dopo aver parlato del mistero di Maria, tanti paragrafi del Trattato dedicati a considerare «il nostro fondo cattivo, le cattive tendenze…ecc». Leggiamo alcune parti, cercando di aggrapparci a questa verità. Secondo la mia interpretazione, senza questi primi e “sgradevoli” momenti, non si può andare avanti nella consacrazione. S. Alberto Hurtado: «Ogni ascetica solida e vera si fonda in certe realtà… per quanto umili queste possano essere».

[78] «Di solito le nostre migliori azioni sono macchiate e corrotte dalle inclinazioni cattive che sono in noi».

 

Continua SLM «Così, quando Dio mette le sue grazie … nel vaso dell'anima nostra, guasta dal peccato originale ed attuale, i suoi doni ordinariamente si corrompono e si macchiano a causa del fondo cattivo lasciato in noi dal peccato. E le nostre azioni, non escluse quelle ispirate dalle virtù …, ne risentono».

«È perciò importantissimo vuotarci di quanto in noi c'è di male se si vuole acquistare la perfezione che si trova soltanto nell'unione con Gesù Cristo; altrimenti Nostro Signore… ci allontana da sé e non si unisce a noi».

Bisogna allora impegnarsi nel conoscere quello che siamo, ed ammettere quanto il santo ci dice, sempre sulla scia di tutti gli autori spirituali:

[79] «Conoscere bene, con la luce dello Spirito Santo, le nostre cattive inclinazioni, la nostra incapacità ad ogni bene utile alla salvezza, la nostra debolezza in ogni cosa, la nostra incostanza in ogni tempo, la nostra indegnità di ogni grazia e la nostra iniquità in ogni luogo».

Perché è necessario ammettere questo? Perché è necessario disprezzare se stesso! E senza conoscere ciò che è disprezzabile, non posso disprezzarlo. Perciò SLM conclude:

[80] «C'è dunque da stupirsi che Nostro Signore abbia detto che chi vuole seguirlo deve rinnegare se stesso e odiare la propria vita?. Che «chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna»? Il Cristo, Sapienza infinita, non dà comandi senza ragione. Ci ordina di «odiare» noi stessi solo perché siamo sommamente degni di odio. Nulla più di Dio è degno di amore, nulla più di noi è degno di odio»

Santa Teresa: «E’ una grande verità che da parte nostra non abbiamo nulla di buono, ma solo miseria e nullità, e chi non capisce questo, cammina nella menzogna. Chi invece più lo intende, più è accetto alla somma Verità, perché cammina in essa»[5].

La prima cosa consiste nell’avvertire il disordine interiore.

   2. Il secondo passaggio: Disprezzo di sé: “Odiare la propria vita”

La conoscenza di sé è di somma importanza. E mi permetto dire che finché non c’è questo passaggio nessuno può donarsi del tutto a Maria Santissima. Perché se si considera “buono” non c’è bisogno di rinunciare a ciò che mi rende buono… Se più approfondisco in questo… meglio posso donare tutto.

 «Cristo ci ordina di “odiare” noi stessi». E’ un ordine di Cristo disprezzare la vita per il disordine che abbiamo: “Chi non odia la propria vita, la perde”. Parafrasando un vecchia frase: “Nessuno odia ciò che non conosce…”

Quando uno conosce sé stesso all’ombra dello Spirito Santo, facilmente riesce a disprezzare se stesso. E chi disprezza se stesso non avrà nessuna difficoltà nel arrivare al terzo passaggio. Quello determinante. Quello che segna la nostra consacrazione: La consegna di noi stessi. Spieghiamolo un po’ meglio.

Si identifica dunque SLM con quello indicato da S. Ignazio negli Esercizi:

«La prima, che io acquisti un'intima conoscenza dei miei peccati e li detesti; la seconda, che io senta il disordine delle mie azioni, e così, detestandole, possa emendarmi e mettere ordine in me stesso; la terza, che io prenda conoscenza del mondo, e così, detestandolo, possa tenermi lontano dalle vanità terrene [EE 63].

Ma è anche da sottolineare che SIL già queste tre grazie le chiede anzitutto per intervento della Madonna: “Il primo colloquio con nostra Signora, perché mi ottenga da suo Figlio… dirò un Ave…”. Anche in S. Ignazio dunque suppone tale grazia di conoscere se stesso e avvertire il disordine interiore, la conoscenza del mistero di mediazione di Maria.

Nella misura in cui consideriamo noi stessi, disprezziamo noi stessi. E così, non volendo quello che abbiamo, è facile e bello consegnarlo. E’ facile dunque donare sé stessi.

 

   3. Terzo passaggio: “Rinnega te stesso” “Morire a noi stessi” (che si identifica con la consegna senza riserve di noi stessi)

 [81] «per vuotarci di noi stessi bisogna morire tutti i giorni a noi stessi, rinunciando alle operazioni dell’anima e dei sensi del corpo. [Rinunciare a tutto] È quanto san Paolo chiama morire tutti i giorni: “Ogni giorno io affronto la morte”. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo”.

Insisterà molto al numero seguente di morire a noi stessi. Senza questo non vi è devozione valida.

E qui… PROPRIO QUI… appare con più chiarezza la “facilità”… Rinnegare noi stessi di per sé è difficile. In SGC: «cerchi di preferire le cose difficili a quelle facili, le amare alle dolci, quelle più penose a quelle piacevoli e gustose »[6]. Ma con questa devozione, in qualche maniera, “rinnegare noi stessi” si sostituisce a “donare a Maria” quello che abbiamo. Donarlo… per amore suo. La conosciamo, la stimiamo, e non vogliamo quello che siamo. Rinunciare a tutto, e offrirlo per amore suo è ciò che ci si propone in questa consacrazione.

Tutto in me è disordine. Non voglio niente delle cose che ho. Il “comodo” lo uso male. Allora lo abbandono e cerco lo “scomodo”… per amore di Maria. Potrei sacrificarlo… ma anche donarlo. Perciò questa donazione di noi a Maria… si identifica con il rinnegamento di noi stessi… ma in maniera più facile, più dolce, più bella e come opera di perfetto amore.

Ecco qui che si devono realizzare le pratiche interiori in noi: Per Maria, con Maria, in Maria, per mezzo di Maria… che verranno considerate in seguito.

 

   4. Quarto passaggio: La trasformazione in Maria

Una volta che si siamo consacrati, dalla prima volta, succede qualcosa indescrivibile. SLM parla di «essere da Lei uniti a Gesù, suo Figlio, con un vincolo indissolubile nel tempo e nell'eternità» (TVD 265). Una unione che significa trasformazione… e condivisione dei beni (“dare all’amato di quello che si ha, e lo stesso all’amante” direbbe SIL).

Bisogna passare all’ultimo momento: quello che sarebbe l’effetto più elevato di tutta la consacrazione. Finora abbiamo parlato di cosa fare noi per consacrarci… ma cosa fa la Madonna in noi?

TVD[206] 4) Dopo aver ricevuto da parte nostra la perfetta donazione di noi stessi e dei nostri meriti e soddisfazioni … e dopo averci spogliati dei nostri vecchi abiti, [Maria] ci riordina e ci fa degni di comparire dinanzi al nostro Padre celeste.

Ma parliamo soprattutto di questa condivisione: Dobbiamo essere certi che se noi ci doniamo a Maria, anche Lei si dona a noi. Questo succede dalla prima volta in cui ci siamo consacrati a Lei in «materna schiavitù d’amore»[7].

SM 55. «Questa devozione, fedelmente praticata, produce nell'anima effetti innumerevoli. Il principale … è quello di stabilirvi la vita di Maria, in modo che non è più l'anima che vive, ma la Vergine che vive in lei…»

«L'anima di Maria diviene, per così dire, la sua anima».

Le opere nostre… sono opere di Maria, non nostre. Le virtù di Maria, sono quelle nostre… I nostri meriti, sono quelle di Maria, i nostri non li abbiamo più. Su questo potremmo parlare e meravigliarci per molto tempo. Aggiungo solo i riferimenti in cui SLM parla di questa trasformazione per condivisione di beni. Ma leggo solo ciò che dice l’impressionante numero 217 del Trattato…

«Se ti impegni ad essere fedele alle pratiche di questa devozione, l'anima della Vergine santa si comunica a te»

«il suo spirito si sostituisce al tuo»

Quando verrà il giorno in cui le anime respireranno Maria …

Quando verrà quel tempo fortunato, nel quale la divina Maria regnerà padrona e sovrana nei cuori per sottometterli pienamente all'impero del suo grande ed unico Gesù?

In quel tempo accadranno cose mirabili su questa misera terra, perché lo Spirito Santo vi troverà la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime e quindi scenderà su di loro con l'abbondanza e la pienezza dei suoi doni

Ah mio fratello quando verrà il tempo in cui tante anime s'immergeranno nell'abisso del suo cuore e diverranno copie viventi di Maria

Questo tempo non giungerà se non quando sarà conosciuta e praticata la devozione che sto insegnando TVD 217.

 

[144] TERZO MOTIVO. Vedendo il dono di chi si offre tutto a lei per onorarla e servirla e si spoglia di quanto ha di più caro perché lei ne sia ornata, Maria … che non si lascia mai vincere in amore e generosità risponde con il dono ineffabile di tutta se stessa.

Sommerge colui che a lei si dona nell'abisso delle sue grazie, l'adorna dei suoi meriti, lo sostiene con la sua potenza, lo rischiara con la sua luce, l'accende del suo amore, gli comunica le sue virtù: umiltà, fede, purezza, ecc. e si costituisce sua garanzia, suo supplemento, suo tutto presso Gesù.

Infine, poiché una persona così consacrata è tutta di Maria, anche Maria è tutta di lei.

[145] Fedelmente custodito, questo atteggiamento fa nascere nell'anima molta diffidenza, disprezzo e odio di sé e insieme grande fiducia e abbandono nella Vergine santa, sua amata sovrana. L'anima allora non fa più assegnamento, come prima, sulle proprie disposizioni, intenzioni, meriti, virtù e opere buone. Ne ha fatto sacrificio completo a Gesù Cristo tramite questa Madre buona e quindi ora possiede un unico tesoro. Questo tesoro, che racchiude tutti i suoi beni e non si trova più presso di sé, è Maria. Questo atteggiamento muove l'anima ad avvicinarsi a Nostro Signore senza alcun timore servile o scrupoloso e a pregarlo con molta fiducia.

Riguardo le opere: Le purifica (146), le abbellisce (147), le presenta a Gesù Cristo (148). Perciò sono necessariamente buone opere…

 [179] Oh! Quanto è felice chi ha dato tutto a Maria, e a Maria si affida e si abbandona in tutto e per tutto! Egli è tutto di Maria e Maria è tutta sua

Se qualcuno discute ciò che dice SLM:

 [180] Se, leggendo queste cose, qualche critico pensasse che qui parlo per esagerazione e per devozione spinta, ohimè! egli non mi capisce sia perché è un uomo carnale che non gusta le cose dello spirito, sia perché è del mondo - di quel mondo che non può ricevere lo Spirito Santo - sia perché è un critico orgoglioso che condanna o disprezza tutto quanto non capisce.

 

[181] Pertanto, se un'anima si dà a lei senza riserva, anche lei si dà senza riserva a quest'anima, purché riponga in lei ogni fiducia ((ATTENZIONE GLI SCRUPOLOSI!)), senza presunzione e da parte sua si impegni ad acquistare le virtù e domare le passioni.

Conclusione:

E’ molto importante per iniziare in questa devozione, considerare chi è Maria, perché dalla conoscenza sapienziale di noi stessi Lei può avere anche un ruolo fondamentale nel paragonarci alle sue virtù.

Ma in questo primo passo è fondamentale conoscere fin dall’inizio il ruolo di Maria nel difenderci dai nostri peccati. Nella sollecitudine per ottenerci il perdono. Conoscere quel misterioso suo ruolo nel difenderci dalle tentazioni, dai peccati dai difetti e di ottenerci il perdono se abbiamo peccato è fondamentale per progredire con facilità nel “odiare la propria vita”.

Possono essere letti con tanto frutto i capitoli delle Glorie di Maria di Sant’Alfonso Maria de Liguori.

[1] Salita, libro 2, cap. 7, 8.

[2] Costituzioni 212

[3] I Mansioni , c. II, 9.

[4] Vita, c. XIII, 15.

[5] VI Mansioni, c. X, 7.

[6] S. Giovanni della Croce, Quattro consigli ad un religioso che vuole essere perfetto, en Obras Completas…

[7] S. Giovanni Paolo II.