24° Catechesi

Video

Testo

Per questa catechesi seguiamo direttamente le stesse parole di San Luigi Maria Grignon di Monfort nel "Trattato della Vera Devozione''

4. La funzione materna di Maria facilita l'incontro personale con Cristo

[83] QUARTA VERITÀ - È cosa più perfetta, perché più umile, non accostarsi da soli a Dio senza un mediatore. La nostra condizione umana è così volta al male - come ho dimostrato or ora - che se ci appoggiamo alle nostre fatiche, iniziative e disposizioni, per giungere a Dio e piacergli, è certo che tutte le nostre opere buone saranno macchiate e di poco valore davanti a Dio, per indurlo ad unirsi a noi ed esaudirci. Infatti, non senza motivo, Dio ci ha dato dei mediatori presso la sua Maestà.
Ha visto la nostra indegnità e incapacità ed ha avuto compassione di noi. Per renderci accessibili le sue misericordie, ci ha provvisti di intercessori potenti presso la sua Maestà.
Ebbene, trascurare tali mediatori e avvicinarsi direttamente alla santità di Dio senza alcun appoggio, è mancare di umiltà e di rispetto a un Dio così eccelso e così santo.
È far meno caso di questo Re dei re che non si farebbe di un sovrano o di un principe della terra, al quale non vorremmo avvicinarci senza un qualche amico che parlasse in nostro favore.

[84] Gesù Signore è il nostro avvocato e il nostro mediatore di redenzione presso il Padre. Per mezzo di lui dobbiamo pregare con tutta la Chiesa trionfante e militante; per mezzo di lui si accede presso la Maestà divina, dinanzi alla quale dobbiamo sempre presentarci sorretti e rivestiti dei meriti di Gesù Cristo, come il giovane Giacobbe s'era rivestito delle pelli dei capretti dinanzi a suo padre Isacco per riceverne la benedizione.

[85] Ma non abbiamo forse bisogno di un mediatore presso il Mediatore stesso? È forse abbastanza grande la nostra purezza, per unirci a lui direttamente e da soli? Non è forse anche lui Dio in tutto uguale al Padre, e quindi anche lui il Santo dei Santi, degno di altrettanto rispetto quanto il Padre? Se per infinito amore si fece nostro garante e nostro mediatore presso Dio suo Padre, a fine di placarlo e di saldare il debito da noi contratto, avremo allora meno rispetto e timore della sua maestà e santità? Diciamo dunque arditamente con san Bernardo che abbiamo bisogno di un mediatore presso il Mediatore stesso, e che la divina Maria è la più capace di svolgere tale caritatevole compito. Per mezzo di lei Gesù Cristo è venuto a noi, ancora per mezzo di lei noi dobbiamo andare a lui. Se abbiamo timore di andare direttamente a Gesù Cristo-Dio a causa della sua grandezza infinita, o della nostra pochezza, o dei nostri peccati, imploriamo con audacia l'aiuto e l'intercessione di Maria nostra Madre. Maria è buona, è tenera. Non ha nulla di austero e scostante; nulla di troppo alto e di troppo splendente. Vedere lei è vedere la nostra stessa natura. Maria non è il sole che col fulgore dei suoi raggi ci potrebbe abbagliare perché siamo deboli. È, invece, bella e soave come la luna, che riceve la luce dal sole e la tempera per adattarla alla nostra debole vista. È così caritatevole, da non rimandare nessuno che invochi la sua intercessione, per quanto peccatore sia. Infatti non si è mai inteso dire da che mondo è mondo - affermano i santi - che alcuno sia ricorso con fiducia e perseveranza alla Vergine santa e sia stato respinto. E così potente, da non ricevere mai un rifiuto alle sue domande. Le basta presentarsi innanzi al Figlio per pregarlo e subito questi concede, subito accoglie, perché sempre si lascia vincere amorosamente dalle preghiere della sua carissima Madre, che lo portò in grembo e allattò.

[86] Tutto questo è tratto dagli scritti di san Bernardo e di san Bonaventura. Secondo loro, sono tre i gradini da salire per arrivare a Dio. Il primo, che è il più vicino a noi e il più adatto alla nostra condizione, è Maria; il secondo è Gesù Cristo e il terzo è Dio Padre. Per andare a Gesù, bisogna andare a Maria, nostra mediatrice d'intercessione; per andare al Padre, bisogna andare a Gesù, nostro mediatore di redenzione. Ora è proprio questo l'ordine seguito perfettamente nella devozione, di cui parlerò più oltre.

5. Portiamo il tesoro della grazia in vasi di creta

[87] QUINTA VERITÀ - Data la nostra debolezza e fragilità, ci è molto difficile mantenere le grazie e i tesori ricevuti da Dio.

1) Perché portiamo questo tesoro, che vale più del cielo e della terra, in vasi di creta, vale a dire in un corpo corruttibile e in un'anima debole ed incostante che un nulla sconcerta e abbatte.

[88] 2) Perché i demoni, che sono ladri astuti, cercano di prenderci alla sprovvista per derubarci e svaligiarci. A tal fine, spiano giorno e notte il momento favorevole, Si aggirano di continuo intorno a noi per divorarci e toglierci in un momento, con un peccato, quanto abbiamo potuto guadagnare di grazie e di meriti in parecchi anni. La loro malizia, la loro esperienza, le loro insidie e il loro numero devono farci temere infinitamente tanta sventura, sapendo che persone più ricolme di grazie, più ricche di virtù, più mature per esperienza e più elevate in santità sono state sorprese, derubate e infelicemente spogliate. Ah, quanti cedri del Libano e stelle del firmamento si sono visti cadere miseramente e perdere in poco tempo tutta la loro altezza e il loro splendore! Da che cosa dipende questo strano cambiamento? Non certo da mancanza di grazia - la grazia è data a tutti - ma da mancanza di umiltà. Si credevano più forti e più sufficienti di quanto non fossero, si sono fidati e appoggiati su se stessi, hanno creduto la loro casa abbastanza sicura e le loro casseforti abbastanza solide per custodire il prezioso tesoro della grazia. Così, per questo loro appoggio impercettibile su se stessi - anche se pareva loro di contare soltanto sulla grazia di Dio - il Signore giustissimo ha permesso che siano stati derubati e abbandonati a se stessi. Ahimè! Se avessero conosciuto la meravigliosa devozione che sto per spiegare, avrebbero affidato il loro tesoro alla Vergine potente e fedele. E lei l'avrebbe custodito come un bene proprio, anzi se ne sarebbe fatto un dovere di giustizia.

[89] 3) È difficile perseverare nello stato di grazia, a causa dell'incredibile corruzione del mondo. Il mondo, infatti, è corrotto a tal punto, che gli stessi cuori religiosi sono ricoperti quasi necessariamente se non dal suo fango, almeno dalla sua polvere. È davvero una specie di miracolo se qualcuno rimane saldo in mezzo a questo impetuoso torrente senza essere o sommerso dalle onde o depredato dai pirati e dai corsari, in mezzo a questa aria inquinata senza rimanerne danneggiato. La Vergine fedelissima e mai vinta dal demonio opera un tale miracolo a favore di quelli e quelle che l'amano nella forma migliore.

 

[134] Bisogna vedere, adesso, il più brevemente possibile, i motivi che devono farci apprezzare questa devozione, gli effetti meravigliosi che produce nelle anime fedeli e le sue pratiche. 1. Consacra interamente al servizio di Dio

[135] PRIMO MOTIVO che ci mostra l'eccellenza della consacrazione di noi stessi a Gesù Cristo per le mani di Maria. Se non si può concepire sulla terra compito più elevato del servizio di Dio, se l'infimo servo di Dio è più ricco potente e nobile di tutti i re e gli imperatori della terra, qualora non siano servi di Dio, quali non saranno le ricchezze, la potenza e la dignità del fedele e perfetto servo di Dio, che si dedica al suo servizio, interamente, senza riserva e per quanto è in suo potere? Tale è un fedele schiavo d'amore di Gesù in Maria, dedicatosi completamente al servizio del Re dei re, per le mani della sua santa Madre, senza nulla ritenere per sé. Tutto l'oro del mondo e le bellezze dei cieli non bastano a pagarlo.

[136] Le diverse congregazioni, associazioni e confraternite istituite in onore di Nostro Signore e della sua santa Madre e che fanno tanto bene nella cristianità, non obbligano a dare tutto senza riserva. Prescrivono ai loro membri certe pratiche e azioni in adempimento degli obblighi assunti e li lasciano liberi per tutte le altre azioni e gli altri tempi del loro vivere. Questa devozione, invece, esige che si diano senza riserva a Gesù e a Maria tutti i propri pensieri, parole, azioni e sofferenze e tutti i momenti della propria vita Ne consegue che, si vegli o si dorma, si beva o si mangi, si compiano le azioni più importanti o le più ordinarie, si può sempre dire con verità che quanto si fa, sebbene non ci si pensi, tutto appartiene a Gesù e a Maria, in virtù di tale offerta, a meno che non la si sia ritrattata esplicitamente. Quale consolazione!

[137] Come ho già detto, non vi è pratica più indicata di questa per disfarsi in modo facile di quel certo spirito di proprietà che s'insinua impercettibilmente anche nelle migliori azioni. E il nostro buon Gesù concede questa grande grazia in ricompensa dell'atto eroico e disinteressato che si è fatto cedendogli l'intero valore delle buone opere, per le mani di Maria. Se egli dà il centuplo, anche in questo mondo, a coloro che per suo amore lasciano i beni esterni, temporali e caduchi, quale centuplo non darà a colui che gli fa sacrificio perfino dei suoi beni interni e spirituali?

[138] Gesù, nostro grande amico, si è dato a noi senza riserva, corpo e anima, virtù, grazie e meriti: «Mi ha conquistato interamente, dandosi interamente a me», diceva san Bernardo. Non è dunque per noi un dovere di giustizia e di riconoscenza dargli tutto quanto gli possiamo dare? Egli è stato generoso con noi per primo, siamolo anche noi, in contraccambio, con lui, e lo sperimenteremo ancora più generoso durante la nostra vita, nella nostra morte e per tutta l'eternità: «Con l'uomo generoso tu sei generoso».

2. Fa imitare l'esempio di Cristo e praticare l'umiltà

[139] Ecco il SECONDO MOTIVO che fa vedere come sia giusto in se stesso e vantaggioso, per il cristiano, il consacrarsi interamente alla santissima Vergine con questa forma di devozione, al fine di consacrarsi più perfettamente a Gesù Cristo. Questo buon Maestro non disdegnò di rinchiudersi nel seno di Maria come prigioniero e schiavo d'amore e di esserle sottomesso e obbediente per trent'anni. Lo spirito umano, ripeto, qui si smarrisce, se riflette seriamente su questa condotta della Sapienza incarnata. Questa non volle, benché potesse farlo, darsi direttamente agli uomini, ma preferì darsi per mezzo della Vergine santa. Né volle venire al mondo all'età d'uomo perfetto, indipendente dagli altri, ma come povero e piccolo bambino, bisognoso delle cure e del sostentamento della Madre. Questa Sapienza infinita, che aveva un desiderio immenso di glorificare Dio suo Padre e di salvare gli uomini, non trovò mezzo più perfetto e più breve a tale scopo, che quello di sottomettersi in ogni cosa alla santa Vergine, non soltanto nei primi otto, dieci o quindici anni di vita, come gli altri fanciulli, ma per trent'anni. E diede maggior gloria a Dio suo Padre durante tutto quel tempo di sottomissione e di dipendenza da Maria, che non gliene avrebbe data impiegando quei trent'anni ad operare miracoli, a predicare per tutta la terra, a convertire tutti gli uomini. Altrimenti l'avrebbe fatto! Oh, come glorifica altamente Dio chi si sottomette a Maria, sull'esempio di Gesù! Con un esempio così chiaro e universalmente noto davanti ai nostri occhi, saremo tanto stolti da credere di poter trovare un mezzo più perfetto e più rapido per glorificare Dio, che quello di sottomettersi a Maria ad imitazione di suo Figlio?

[140] A prova della dipendenza che dobbiamo avere dalla Vergine santa, si ricordi quanto ho detto sopra, riferendo gli esempi che ci danno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in riferimento alla dipendenza che dobbiamo avere da Maria. Il Padre ha dato e dà il suo Figlio soltanto per mezzo di lei e comunica le sue grazie soltanto per mezzo di lei. Dio Figlio è stato formato per tutti in generale solo per mezzo di Maria; ogni giorno è formato e generato solo per mezzo di lei, unitamente allo Spirito Santo; comunica i suoi meriti e le sue virtù solo per mezzo di lei. Lo Spirito Santo ha formato Gesù Cristo soltanto per mezzo di lei; forma i membri del suo corpo mistico soltanto per mezzo di lei. Dopo tanti e così incalzanti esempi della santissima Trinità, come potremmo, senza un estremo accecamento, fare a meno di Maria e non consacrarci a lei e a dipendere da lei per andare a Dio e a Dio sacrificarci?

[141] Ecco alcuni passi dei Padri che ho scelto a riprova di quanto sto dicendo: «Maria ha due figli: un uomo Dio e un semplice uomo. Del primo è madre corporalmente, del secondo spiritualmente». «Questo è il volere di Dio, il quale ha voluto che noi ricevessimo tutto per mezzo di Maria. Se dunque abbiamo una qualche speranza, una qualche grazia, una qualche salvezza, riconosciamo che tutto ci proviene da lei». «Essa distribuisce a chi vuole, quando vuole, come vuole e quanto vuole tutti i doni, virtù e grazie dello Spirito Santo». «Tu eri indegno di ricevere, per questo è stato dato a Maria quanto avresti avuto, perché tu lo riceva per mezzo di lei».

[142] Al dire di san Bernardo, Dio ci vede indegni di ricevere le grazie immediatamente dalla sua mano; perciò le dà a Maria affinché riceviamo da lei quanto egli ci vuole dare. E Dio trova anche la sua gloria nel ricevere dalle mani di Maria il tributo di riconoscenza, di rispetto e di amore che gli dobbiamo per i suoi benefici. E dunque giustissimo imitare tale condotta di Dio, perché - aggiunge lo stesso san Bernardo - «la grazia ritorni al suo autore per lo stesso canale per cui ci è giunta». E quanto precisamente avviene in questa nostra devozione. Con essa offriamo e consacriamo alla Vergine santa tutto il nostro essere ed ogni nostro avere, affinché Nostro Signore riceva per suo intervento la gloria e la riconoscenza che gli dobbiamo. Ci riconosciamo indegni ed incapaci di avvicinarci da soli alla sua infinita Maestà e, per questo, ricorriamo all'intercessione di Maria. [143] Inoltre, questa forma di devozione è una pratica di grande umiltà, e l'umiltà è una virtù che Dio ama sopra ogni altra. Un'anima che s'innalza, abbassa Dio; un'anima che si umilia, glorifica Dio. «Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia». Se ti abbassi, stimandoti indegno di comparirgli dinanzi e di accostarti a lui, Dio discende, si abbassa per venire a te, per compiacersi in te ed innalzarti anche tuo malgrado. Se invece osi accostarti a Dio senza mediatore, Dio si ritrae e tu non lo potrai raggiungere. Oh, quanto egli ama l'umiltà del cuore! Proprio a tale umiltà ci impegna questa devozione. Essa ci insegna a non avvicinarci mai da soli a Nostro Signore, per quanto dolce e misericordioso egli sia. Ci insegna invece a ricorrere sempre all'intercessione della Vergine santa, sia per presentarci a Dio, sia per parlargli e andargli incontro, sia per offrirgli qualcosa, sia per unirci e consacrarci a lui. 3. Ottiene l'assistenza materna di Maria.

[144] TERZO MOTIVO. Vedendo il dono di chi si offre tutto a lei per onorarla e servirla e si spoglia di quanto ha di più caro perché lei ne sia ornata, Maria - questa Madre di dolcezza e di misericordia, che non si lascia mai vincere in amore e generosità - risponde con il dono ineffabile di tutta se stessa. Sommerge colui che a lei si dona nell'abisso delle sue grazie, l'adorna dei suoi meriti, lo sostiene con la sua potenza, lo rischiara con la sua luce, l'accende del suo amore, gli comunica le sue virtù: umiltà, fede, purezza, ecc. e si costituisce sua garanzia, suo supplemento, suo tutto presso Gesù. Infine, poiché una persona così consacrata è tutta di Maria, anche Maria è tutta di lei. Pertanto si può ripetere di questo perfetto servo e figlio di Maria quanto san Giovanni Evangelista dice di sé, ossia che ha preso la Vergine santissima come ogni suo bene: «Il discepolo l'accolse tra i suoi beni».

[145] Fedelmente custodito, questo atteggiamento fa nascere nell'anima molta diffidenza, disprezzo e odio di sé e insieme grande fiducia e abbandono nella Vergine santa, sua amata sovrana. L'anima allora non fa più assegnamento, come prima, sulle proprie disposizioni, intenzioni, meriti, virtù e opere buone. Ne ha fatto sacrificio completo a Gesù Cristo tramite questa Madre buona e quindi ora possiede un unico tesoro. Questo tesoro, che racchiude tutti i suoi beni e non si trova più presso di sé, è Maria. Questo atteggiamento muove l'anima ad avvicinarsi a Nostro Signore senza alcun timore servile o scrupoloso e a pregarlo con molta fiducia. E le fa condividere i sentimenti del devoto e dotto abate Ruperto, il quale, con allusione alla vittoria riportata da Giacobbe sopra un angelo16, rivolge alla santissima Vergine queste belle parole: «O Maria, mia principessa e Madre immacolata del Dio-Uomo Gesù Cristo, io desidero lottare con questo Uomo, cioè con il Verbo di Dio, armato non già dei miei meriti, ma dei tuoi». Oh, come si è potenti e forti presso Gesù Cristo, quando si è armati dei meriti e della intercessione di una degna Madre di Dio, la quale, al dire di sant'Agostino, vinse amorosamente l'Onnipotente!

[146] Con questa devozione si offrono tutte le opere buone a Nostro Signore per le mani della sua santa Madre. Così questa amabile padrona le purifica, abbellisce, presenta e fa accettare dal suo Figlio.

1) Le purifica da ogni macchia di amor proprio e dall'impercettibile attaccamento alla creatura che si insinua insensibilmente nelle migliori azioni. Dal momento che si trova fra le sue mani purissime e feconde, queste stesse mani che non furono mai sterili ed oziose e purificano quanto toccano, tolgono al dono offerto quanto ci può essere di guasto o di imperfetto.

[147] 2) Le abbellisce, ornandole dei suoi meriti e virtù. Immaginate un contadino che per cattivarsi la simpatia e la benevolenza del re va dalla regina e le presenta una mela - tutta la sua ricchezza! - perché la offra al re. La regina accetta il povero e piccolo dono del contadino, pone la mela al centro di un grande e bel vassoio d'oro e l'offre così al re a nome del contadino stesso. Avviene che la mela, sebbene non degna di essere presentata a un re, diventa un dono degno di sua Maestà, in considerazione del vassoio d'oro su cui si trova e della persona che la presenta.

[148] 3) Le presenta a Gesù Cristo. Maria nulla ritiene per sé di quanto le si offre, quasi fosse lei il fine ultimo, ma tutto trasmette fedelmente a Gesù Cristo. Dare a lei è dare necessariamente a Gesù. Quando viene lodata e glorificata, subito lei loda e glorifica Gesù. Oggi, come un giorno davanti alle lodi di santa Elisabetta, sentendosi lodata e benedetta, canta: «L'anima mia magnifica il Signore».

[149] 4) Maria fa accettare queste buone opere da Gesù, per quanto tenue e povero sia il dono offerto a questo Santo dei santi e Re dei re. Quando uno presenta qualche cosa a Gesù, da solo, fidandosi nelle proprie capacità e disposizioni, Gesù esamina il dono e spesso lo respinge per le macchie d'amor proprio di cui è contaminato, come un tempo respinse i sacrifici dei Giudei pieni di volontà propria. Quando, invece, gli si presenta qualcosa per le mani pure e verginali della sua Diletta, lo si prende per il suo lato debole, se è lecito esprimersi così. Allora, egli non considera tanto la cosa che gli viene offerta, quanto la sua amata Madre. Né guarda tanto da dove proviene il dono, quanto colei che glielo presenta. Così Maria, mai respinta e sempre bene accolta dal Figlio, fa accettare dalla sua Maestà tutto quanto gli presenta, piccolo o grande che sia. Basta che Maria presenti qualcosa perché Gesù l'accetti e gradisca. E questo il grande consiglio che san Bernardo dava a quelli e a quelle che guidava verso la perfezione: «Se vuoi offrire qualche cosa a Dio, abbi cura di offrirla per le mani graditissime e degnissime di Maria, a meno che non t'importi di ricevere un rifiuto».
[150] Non è forse questo ciò che la stessa natura ispira ai piccoli nei confronti dei grandi, come dicevamo prima? Perché, dunque, la grazia non dovrebbe portarci a seguire la stessa norma con Dio, infinitamente superiore a noi e davanti al quale siamo meno di atomi? Abbiamo un'avvocata così potente che non è mai respinta, così avveduta che conosce ogni segreto per conquistare il cuore di Dio, così buona e caritatevole che non rigetta alcuno per quanto piccolo e cattivo. Più avanti riporterò la storia di Giacobbe e Rebecca, come figura espressiva delle verità che vado esponendo.

4. Fa vivere a lode della gloria di Dio

[151] QUARTO MOTIVO. Questa devozione fedelmente osservata è un eccellente mezzo per dirigere il valore di tutte le nostre buone opere alla maggior gloria di Dio. Quasi nessuno agisce per questo nobile fine, anche se vi si è obbligati, sia perché non si sa dove stia la maggior gloria di Dio, sia perché non la si vuole. La Vergine santissima, cui si cede il valore e il merito delle nostre buone opere, conosce perfettamente dove sta la maggior gloria di Dio e tutto opera a tal fine. Ne consegue che il perfetto servo di tale ottima Signora - cui si è consacrato totalmente - può affermare con audacia che il valore di tutte le sue azioni, pensieri e parole è impegnato per la maggior gloria di Dio, a meno che non revochi espressamente la propria offerta. Si può forse trovare qualcosa di più consolante per un'anima che ama Dio con cuore puro e disinteressato e stima la gloria e gli interessi di Dio più dei propri?

PARTE TERZA - CAPITOLO SECONDO (seconda parte) MOTIVI PER APPREZZARE LA CONSACRAZIONE

5. Conduce all'unione con Cristo

[152] QUINTO MOTIVO. Questa devozione è una via facile, breve, perfetta e sicura per giungere all'unione con Nostro Signore nella quale consiste la perfezione del cristiano.

1) È una via facile, aperta da Gesù Cristo per venire a noi e sulla quale nessun ostacolo impedisce di giungere a lui. In verità, l'unione con Dio si può raggiungere anche per altre strade, ma con maggiori croci e morti dolorose, con più difficoltà ardue a superarsi. Occorre passare per notti oscure, per strane lotte ed agonie, per erte montagne, fra spine pungentissime e in mezzo a deserti spaventosi. Sulla strada di Maria, invece, si cammina più soavemente e più tranquillamente. Certo, anche su di essa non mancano aspre lotte da sostenere e grandi difficoltà da superare. Ma ella, amabile Madre e Sovrana, si fa così vicina e presente ai suoi fedeli servi per rischiararli nelle loro tenebre, illuminarli nei loro dubbi, rassicurarli nei loro timori, sostenerli nei loro combattimenti e nelle loro difficoltà, che davvero questa strada verginale per trovare Gesù Cristo, a paragone di ogni altra, è una via di rose e miele. Soltanto pochi santi, come Efrem, Giovanni Damasceno, Bernardo, Bernardino, Bonaventura, Francesco di Sales..., hanno seguito questo dolce sentiero per giungere a Gesù Cristo. Lo Spirito Santo, fedele Sposo di Maria, l'aveva loro indicato per grazia specialissima. Ma gli altri santi - e sono i più numerosi - benché tutti devoti alla santissima Vergine, non hanno camminato o ben poco per questa strada e così sono passati per prove più aspre e pericolose.

[153] Ma come si spiega allora - mi dirà qualche servo fedele di Maria - che i servi fedeli di questa Madre buona hanno tante occasioni di patire e più di coloro che non le sono ugualmente devoti? Infatti, sono contraddetti, perseguitati, calunniati, mal sopportati, oppure camminano fra le tenebre interiori o per deserti dove non cade la minima stilla di rugiada celeste. Se questa devozione a Maria rende più facile la via per trovare Gesù Cristo, come mai sono proprio loro i più crocifissi?

[154] Rispondo: certamente i servi più fedeli della Vergine santa, proprio perché più favoriti, ricevono da lei le più grandi grazie e favori celesti, quali sono appunto le croci. Ma affermo pure che sono questi stessi servi di Maria a portare tali croci con maggiore facilità, merito e gloria. Ciò che arresterebbe mille volte o farebbe soccombere un altro, non li arresta nemmeno una volta, ma li fa avanzare. Infatti questa Madre buona, piena di grazia e dell'unzione dello Spirito Santo, candisce e prepara loro tutte quelle croci nello zucchero della sua dolcezza materna e nell'unzione del puro amore, tanto che essi le deglutiscono allegramente come fossero noci candite, sebbene in sé siano amarissime. Sono convinto che la persona che voglia essere devota e vivere pienamente in Cristo e quindi soffrire persecuzioni e portare ogni giorno la propria croce, non riuscirà mai a portare grandi croci, o almeno non le porterà lietamente e nemmeno sino alla fine, senza una tenera devozione alla Vergine santa, la dolcissima mitigatrice delle croci, come nessuno potrebbe mangiare, se non con grande sforzo (che non può durare) noci verdi che non siano state candite con lo zucchero.

[155] 2) Questa devozione alla santissima Vergine è una via breve per trovare Gesù Cristo, sia perché non ci si smarrisce, sia perché - come ho detto or ora - si cammina in essa con più gioia e facilità e, quindi, con maggiore speditezza. Si avanza più in poco tempo di sottomissione e di dipendenza da Maria, che in anni interi di volontà propria e di fiducia in se stessi, perché un uomo obbediente e sottomesso alla divina Maria canterà vittorie strepitose su tutti i suoi nemici

3. È vero che questi tenteranno di impedirgli il cammino o di farlo indietreggiare o cadere, ma con il sostegno, l'aiuto e la guida di Maria, egli avanzerà, senza cadere, indietreggiare e perfino rallentare, a passi da gigante verso Gesù Cristo sullo stesso cammino per il quale come è scritto, Gesù Cristo venne verso di noi a passi da gigante e in breve tempo.

[156] Per qual motivo credi tu che Gesù Cristo sia vissuto così poco tempo sulla terra, e che dei pochi anni che vi passò, ne abbia trascorsa la maggior parte nella sottomissione ed obbedienza a sua Madre? È perché, nonostante la brevità della sua vita, Nostro Signore Gesù Cristo visse molto tempo, anzi più di Adamo di cui era venuto a riparare le dannose conseguenze e che pure era vissuto più di novecento anni. E Gesù Cristo visse molto tempo perché visse molto sottomesso e molto unito alla sua santa Madre, in obbedienza a Dio suo Padre.
Infatti:

1) Chi onora la propria madre - dice lo Spirito Santo - può essere paragonato a colui che tesoreggia. E cioè, colui che onora Maria, la propria madre, fino a sottomettersi a lei e ubbidirle in ogni cosa, diverrà ben presto ricchissimo, poiché col segreto di questa pietra filosofale andrà radunando ogni giorno nuovi tesori: «Chi riverisce la madre, è come chi accumula tesori».

2) Secondo un'interpretazione spirituale di queste parole dello Spirito Santo: «La mia vecchiaia si trova nella misericordia del grembo», nel seno di Maria, che cinse e generò un uomo perfetto e poté contenere colui che l'universo intero non abbraccia né contiene; nel seno di Maria, lo ripeto, i giovani divengono anziani per discernimento, santità, esperienza e sapienza: in pochi anni si perviene fino alla pienezza dell'età di Gesù Cristo.

[157] 3) Questa forma di devozione alla santissima Vergine è una via perfetta per incontrarsi ed unirsi a Gesù Cristo, perché la divina Maria è la più perfetta e la più santa fra le semplici creature. E Gesù Cristo, venuto a noi in modo perfetto, non prese altra strada per questo suo grande e meraviglioso viaggio. L'Altissimo, l'Inafferrabile, l'Inaccessibile, Colui che è, è voluto venire a noi piccoli vermi della terra, che siamo un nulla. Come è stato possibile? L'Altissimo è disceso fino a noi in maniera perfetta e divina per mezzo dell'umile Maria, senza nulla perdere della sua divinità e santità. Così, per mezzo di Maria noi piccolissimi dobbiamo risalire in modo perfetto e divino verso l'Altissimo, senza nulla temere. L'Inafferrabile si è lasciato prendere e contenere in modo perfetto dalla piccola Maria, senza nulla perdere della sua immensità. Similmente dalla piccola Maria noi dobbiamo lasciarci contenere e guidare perfettamente senza riserva. L'Inaccessibile si è accostato, si è unito strettamente, perfettamente, anzi personalmente alla nostra umanità, per mezzo di Maria, senza nulla perdere della sua Maestà. Per mezzo di Maria dobbiamo noi pure accostarci a Dio e unirci perfettamente alla sua Maestà senza timore d'essere respinti. Infine Colui che È volle venire in mezzo a ciò che non è, perché ciò che non è diventi Dio o Colui che È. Questo egli ha fatto in modo perfetto dandosi e sottomettendosi interamente alla giovane Vergine Maria, senza cessare di essere nel tempo Colui che È da tutta l'eternità. Così, pur essendo un nulla, noi possiamo divenire simili a Dio con la grazia e la gloria, per mezzo di Maria, offrendoci a lei in modo così perfetto e totale da non essere più niente in noi stessi, ma tutto in lei, senza timore di ingannarci.

[158] Mi si tracci pure una via nuova per andare a Gesù Cristo e questa via sia lastricata di tutti i meriti dei beati, ornata di tutte le loro virtù eroiche, rischiarata ed abbellita di tutti gli splendori e le bellezze degli angeli. E che tutti gli angeli e i santi vi si trovino per guidare, difendere e sostenere quelli e quelle che vorranno camminarvi. In verità, lo dico arditamente e dico il vero, io seguirei, preferendola a questa via pur tanto perfetta, la via immacolata di Maria: «E ha reso integro il mio cammino». È una via o cammino senza macchie o sozzure, senza peccato né originale né attuale, senza ombre o tenebre di sorta. E se, come è certo, l'amabile mio Gesù - ora nella sua gloria ó verrà una seconda volta sulla terra per regnarvi, non sceglierà altra strada per tale suo viaggio che la divina Maria, per mezzo della quale è venuto così sicuramente e perfettamente la prima volta. La differenza che vi sarà tra la prima e l'ultima venuta, consisterà in questo: la prima fu segreta e nascosta, la seconda sarà gloriosa e risplendente. Ma tutte e due sono perfette, perché l'una e l'altra avvengono per mezzo di Maria. Ahimè! Ecco un mistero che non si comprende. «Qui ogni lingua deve tacere!».

[159] 4) Questa devozione alla santissima Vergine è una via sicura per andare a Gesù Cristo e raggiungere la perfezione nell'unione con lui:

1) Perché questa pratica che insegno non è nuova. È anzi, così antica che, al dire del Boudon - morto da poco in concetto di santità - in un libro da lui scritto su questa devozione, non se ne possono indicare esattamente gli inizi. È certo tuttavia che nella Chiesa se ne hanno tracce da più di settecento anni. Sant'Odilone, abate di Cluny, che visse intorno al 1040, fu uno dei primi a praticarla pubblicamente in Francia. Così si legge nella sua vita. Il cardinale Pier Damiani riferisce che nel 1076 suo fratello, il beato Marino, si fece schiavo della santissima Vergine, alla presenza del suo direttore spirituale, in una maniera molto edificante. Messasi una corda al collo, si diede la disciplina e depose sull'altare una somma di denaro in segno della sua dedizione e consacrazione alla santa Vergine. Continuò fedelmente così finché visse, tanto da meritarsi di essere visitato e consolato in punto di morte dalla sua buona Padrona e di ricevere da lei medesima la promessa del Paradiso, in premio dei suoi servizi. Cesare Bollando ricorda un illustre cavaliere, Vautier de Birbak, parente stretto dei duchi di Lovanio, che intorno al 1300 fece la consacrazione di se stesso alla santa Vergine. Questa devozione fu praticata in privato da parecchie persone fino al secolo decimosettimo, quando divenne pubblica.

[160] Il padre Simone de Rojas, dell'Ordine della Trinità o della Redenzione degli schiavi, predicatore alla corte di Filippo III, mise in voga questa devozione per tutta la Spagna e la Germania ed ottenne da Gregorio XV, su istanza dello stesso Filippo III, grandi indulgenze per quelli che l avessero praticata. Il reverendo padre De los Rios, dell'Ordine di sant'Agostino, lavorò con la parola e gli scritti, insieme con il suo intimo amico Padre de Roias, a diffondere questa devozione in Spagna e Germania. Compose un grosso volume dal titolo Hierarchia Mariana, nel quale tratta con grande pietà e pari erudizione dell'antichità, eccellenza e solidità di questa devozione. Nel secolo scorso i reverendi Padri Teatini diffusero questa devozione in Italia, Sicilia e Savoia.

[161] Il reverendo padre Stanislao Falacio, della Compagnia di Gesù, la promosse mirabilmente in Polonia. Il Padre de los Rios riferisce nel libro suddetto i nomi dei principi e delle principesse, dei vescovi e cardinali di diverse nazioni, che abbracciarono questa devozione. Il Padre Cornelio a Lapide, così meritevole per pietà e scienza profonda, ebbe da parecchi vescovi e teologi l'incarico di esaminarla. Dopo maturo esame, ne fece elogi degni della sua pietà. Parecchi altri illustri personaggi seguirono il suo esempio. I reverendi Padri Gesuiti, sempre zelanti nel servizio della santa Vergine, presentarono a nome dei Congregazionisti di Colonia un breve trattato su questa devozione al duca Ferdinando di Baviera - in quel tempo arcivescovo di Colonia -, il quale l'approvò e ne permise la stampa, esortando tutti i parroci e i religiosi della sua diocesi a promuovere più che potevano questa solida devozione.

[162] Il cardinale de Bérulle, la cui memoria è in benedizione per tutta la Francia, fu uno dei più zelanti a propagarla in quella nazione, nonostante tutte le calunnie e persecuzioni mossegli dai critici e libertini. Questi lo accusarono di novità e di superstizione, scrissero e pubblicarono contro di lui un libello diffamatorio, servendosi - o meglio, il demonio per mezzo di loro si servì - di mille astuzie per impedirgli di diffondere in Francia questa devozione. Ma questo grande e santo uomo rispose alle diffamazioni solo con la pazienza. Alle obiezioni contenute nel libello rispose con un opuscolo confutandole efficacemente, dimostrando che tale devozione è fondata sull'esempio di Gesù Cristo, sui doveri che abbiamo verso di lui e sui voti da noi fatti nel santo battesimo. Con quest'ultimo argomento, soprattutto, riuscì a chiudere la bocca agli avversari, facendo loro vedere che questa consacrazione alla santissima Vergine ed a Gesù Cristo per le mani di lei, non è altro che una perfetta rinnovazione dei voti o promesse battesimali. Altre bellissime cose da lui dette su questa devozione si potranno leggere nelle sue opere.

[163] Nel libro del Boudon si possono leggere i nomi dei vari Pontefici che approvarono tale devozione e dei teologi che l'esaminarono, insieme con le persecuzioni di cui essa fu oggetto e dalle quali uscì vittoriosa. Vi si trova anche il nome di migliaia di persone che la praticarono, senza che nessun Papa mai la condannasse; ciò che, del resto, non potrebbe avvenire senza scuotere le basi del cristianesimo. Rimane dunque certo che questa devozione non è nuova. Se non è diffusa, vuol dire che è troppo preziosa per essere gustata e praticata da tutti.

[164] 2) Questa devozione è un mezzo sicuro per andare a Gesù Cristo. È, infatti, compito proprio della santa Vergine condurci sicuramente a Gesù Cristo, cosi come è compito proprio di Gesù Cristo condurci sicuramente all'eterno Padre. Non credano falsamente le persone spirituali che Maria sia loro d'impedimento per giungere all'unione con Dio. È mai possibile che colei, che trovò grazia davanti a Dio per tutti in generale e per ciascuno in particolare, sia d'impedimento ad un'anima per trovare la grande grazia dell'unione con lui? È mai possibile che colei, che fu tutta piena e sovrabbondante di grazie, cosi unita e trasformata in Dio, quasi da obbligarlo ad incarnarsi in lei, impedisca ad un'anima di essere perfettamente unita a Dio? È ben vero che la vista delle altre creature, anche sante, potrebbe forse in dati momenti ritardare l'unione divina. Ma come ho già detto e non mi stancherò mai di ripetere, ciò non può essere vero di Maria. Una delle ragioni per cui cosi poche anime giungono alla pienezza dell'età di Gesù Cristo è che Maria, ora più che mai Madre di Gesù Cristo e Sposa feconda dello Spirito Santo, non è abbastanza formata nei loro cuori. Chi vuole avere il frutto ben maturo e formato, deve avere l'albero che lo produce. Chi vuol avere il frutto di vita, deve avere l'albero di vita, che è Maria. Chi vuol avere in sé l'operazione dello Spirito Santo, deve avere la sua Sposa fedele e indissolubile, la divina Maria, che lo rende fertile e fecondo, come già dicemmo.

[165] Convinciti dunque che quanto più guarderai Maria nelle tue preghiere, contemplazioni, azioni e sofferenze - se non con uno sguardo distinto e attento, almeno con uno generale e impercettibile, - tanto più perfettamente troverai Gesù Cristo. Egli, infatti, è sempre con Maria, grande, potente, operante e incomprensibile, più ancora che nel cielo e in qualsiasi altra creatura dell'universo. La divina Maria, completamente immersa in Dio, è ben lontana pertanto dal divenire un ostacolo ai perfetti nella via dell'unione con Dio. Anzi, non c'è mai stata finora né ci sarà mai alcuna creatura che aiuti più efficacemente in questa grande opera, sia comunicando le grazie utili a questo fine - «nessuno è ricolmo del pensiero di Dio, se non per mezzo di lei», dice un santo ó sia assicurandovi contro le illusioni e inganni dello spirito maligno.

[166] Dove Maria è presente non c'è lo spirito maligno. E un segno infallibile che si è condotti dallo spirito buono è l'essere molto devoti a Maria, il pensare spesso a lei e il parlarne di frequente. È questo il pensiero di un santo, il quale aggiunge che, come la respirazione è sicuro indizio che il corpo non è morto, così il frequente ricordo e l'invocazione affettuosa di Maria sono un segno sicuro che l'anima non è morta per il peccato.

[167] Come dicono la Chiesa e lo Spirito Santo sua guida, soltanto Maria ha distrutto tutte le eresie. Perciò non avverrà mai - anche se i critici borbottano - che un fedele devoto di Maria cada nell'eresia o nella illusione almeno formale. Potrà certo, benché più difficilmente di altri, commettere un errore materiale, confondere la menzogna con la verità e lo spirito maligno con quello buono; ma presto o tardi conoscerà la sua colpa e il suo errore materiale e, quando li avrà conosciuti, non si ostinerà a credere e sostenere ciò che aveva creduto.

[168] Chi dunque vuole progredire nella via della perfezione ed incontrare sicuramente e perfettamente Gesù Cristo - senza il pericolo di cadere nell'illusione che è ordinaria nelle persone di preghiera - abbracci «con cuore generoso e animo pronto» questa devozione alla santissima Vergine, che forse prima non conosceva. Entri in questo eccellente cammino a lui sconosciuto e che io gli sto indicando: «Io vi mostro una via migliore di tutte». È una via tracciata da Gesù Cristo, Sapienza incarnata, nostro unico Capo. Percorrendola, il membro di questo Capo non può sbagliarsi. E una via facile, per la pienezza della grazia e dell'unzione dello Spirito Santo di cui è ricolma. Camminandovi, non ci si stanca né s'indietreggia. È una via breve: in poco tempo ci conduce a Gesù Cristo. È una via perfetta: sul suo percorso non c'è fango, né polvere, né la minima sozzura di peccato. Infine, è una via sicura, per la quale si giunge a Gesù Cristo e alla vita eterna in modo diritto e sicuro, senza deflettere né a destra né a sinistra. Prendiamo dunque questa strada e in essa camminiamo giorno e notte, sino alla pienezza dell'età di Gesù Cristo.

PARTE TERZA - CAPITOLO SECONDO (terza parte) MOTIVI PER APPREZZARE LA CONSACRAZIONE

6. Fa crescere nella libertà dei figli di Dio

[169] SESTO MOTIVO. Questa forma di devozione dà alle persone che l'osservano fedelmente, una grande libertà interiore: la libertà dei figli di Dio. Siccome, infatti, con essa ci si fa schiavi di Gesù Cristo, con una consacrazione completa a lui come tali, questo ottimo Signore ci ricompensa della schiavitù d'amore che abbiamo scelta, come segue:

1) Egli toglie dall'anima ogni scrupolo e timore servile capace soltanto di metterla in angustie, incepparla e confonderla.

2) Dilata il cuore con una santa fiducia in Dio, facendoglielo considerare come Padre.

3) Ispira un amore tenero e filiale.

[170] Senza fermarmi a provare con ragionamenti questa verità, mi limito a riferire un fatto che ho letto nella vita di Madre Agnese di Gesù, religiosa domenicana del convento di Langeac in Alvernia, dove morì in fama di santità dell'anno 1634. Aveva appena sette anni e già soffriva grandi pene di spirito. Sentì allora una voce che le disse: «Se vuoi essere liberata da tutte le pene ed avere protezione contro tutti i tuoi nemici, fatti al più presto schiava di Gesù e della sua santa Madre». Appena fu di ritorno a casa, si donò interamente a Gesù e alla sua santa Madre in qualità di schiava, benché non conoscesse ancora tale devozione. Trovata poi una catena di ferro, se la strinse ai fianchi e la portò fino alla morte. Ciò fatto, tutte le pene e gli scrupoli scomparvero, ed ella si trovò in una tale grande pace e dilatazione di cuore che prese l'impegno di far conoscere questa devozione a parecchie persone che, a loro volta, vi fecero grandi progressi, come l'Olier, fondatore del Seminario di San Sulpizio, ed altri sacerdoti ed ecclesiastici dello stesso seminario... Un giorno, poi, la santa Vergine le apparve e le cinse al collo una catenina d'oro in segno di gioia per averla tra gli schiavi suoi e del suo Figlio. Santa Cecilia, che accompagnava la santa Vergine, le disse: «Beati i fedeli schiavi della Regina del cielo, perché godranno vera libertà». 7. Procura grandi vantaggi al prossimo

[171] SETTIMO MOTIVO. Possono ancora invogliarci ad abbracciare questa forma di devozione i grandi beni che ne verranno al nostro prossimo. Con essa, infatti, si esercita in modo eminente la carità verso il prossimo, poiché gli si offre, per le mani di Maria, quanto si ha di più caro e cioè il valore soddisfattorio e impetratorio di tutte le proprie buone opere, non eccettuati il minimo buon pensiero e la minima lieve sofferenza. Si accetta che tutte le soddisfazioni che si sono acquistate e si acquisteranno fino alla morte, siano utilizzate secondo la volontà della santa Vergine, o per la conversione dei peccatori, o per la liberazione delle anime del Purgatorio. Non è, questo, amare perfettamente il prossimo? Non è, questo, essere del numero dei veri discepoli di Gesù Cristo, che si riconoscono dalla carità? Non è, questo, il mezzo di convertire i peccatori senza pericolo di vanità e di liberare le anime del purgatorio non compiendo nient'altro che il dovere del proprio stato?
[172] Per capire tutta l'eccellenza di questo motivo bisognerebbe comprendere il grande valore della conversione di un peccatore o della liberazione di un'anima del Purgatorio. È un bene infinito - che oltrepassa la creazione del cielo e della terra - perché conferisce ad un'anima il possesso di Dio. Anche se con tale devozione si liberasse in tutta la vita un'anima sola dal Purgatorio o si convertisse un solo peccatore, non basterebbe forse questo per spingere ogni persona veramente caritatevole, ad abbracciarla? Bisogna inoltre notare che le nostre buone opere, passando per le mani di Maria, ricevono un aumento di purezza e quindi di merito e di valore soddisfattorio e impetratorio. Per questo diventano molto più capaci di sollevare le anime purganti e di convertire i peccatori, che se non passassero per le mani verginali e generose di lei. Il poco che si dà per mezzo della Vergine santa, senza volontà propria e con una carità disinteressata, diventa in verità molto efficace per addolcire la collera di Dio e per attirare la sua misericordia. Può accadere che una persona molto fedele a questa devozione trovi in punto di morte di aver così liberato molte anime dal Purgatorio e convertito molti peccatori, pur avendo compiuto soltanto i semplici doveri del proprio stato. Quale gioia al momento del suo giudizio! Quale gloria nell'eternità!

8. È un mezzo meraviglioso di perseveranza

[173] OTTAVO MOTIVO. Infine, ci invita più efficacemente, in un certo senso, a questa devozione alla santissima Vergine il fatto che essa è un mezzo meraviglioso per perseverare nella virtù e nella fedeltà. Come mai, infatti, il più delle volte non è durevole la conversione dei peccatori? Come mai si ricade tanto facilmente nel peccato? Come mai la maggior parte dei giusti, anziché progredire di virtù in virtù e acquistare nuove grazie, perde spesso anche quel poco di virtù e di grazie che aveva? Questa disgrazia deriva, come ho dimostrato sopra, dal fatto che l'uomo, pur essendo così corrotto, debole e incostante, si fida di se stesso, si appoggia alle proprie forze e si crede capace di custodire il tesoro delle sue grazie, virtù e meriti. Con questa devozione si affida tutto quanto si ha alla Vergine santa che è fedele, costituendola depositaria universale di tutti i propri beni di natura e di grazia. Alla sua fedeltà ci affidiamo, sulla sua potenza ci appoggiamo, sopra la sua misericordia e carità ci fondiamo, perché ella conservi ed aumenti le nostre virtù e i nostri meriti, nonostante gli sforzi del demonio, del mondo e della carne per toglierceli. Le diciamo, come un figlio buono alla madre e un servo fedele alla sua padrona: «Custodisci il deposito»; mia buona Madre e Padrona, riconosco che per tua intercessione ho finora ricevuto da Dio più grazie che non meritassi, e so per mia funesta esperienza che porto questo tesoro in un vaso fragilissimo, e che sono troppo debole e misero per conservarlo in me: «Io sono piccolo e disprezzato». Ti prego, ricevi in deposito tutto ciò che possiedo, e conservamelo con la tua fedeltà e potenza. Se mi custodisci non perderò nulla, se mi sostieni non cadrò, se mi proteggi sono al sicuro dai miei nemici.

[174] È quanto san Bernardo dice in termini espliciti, per ispirarci questa forma di devozione: «Appoggiato a lei non scivolerai, sotto la sua protezione non avrai paura di niente, con la sua guida non ti stancherai, con il suo favore giungerai al porto della salvezza». San Bonaventura sembra affermare la stessa cosa in termini più precisi. Scrive: «La Vergine santa non solo dimora nella pienezza dei santi, ma trattiene ella stessa i santi nella pienezza perché questa non venga a diminuire. Trattiene le loro virtù perché non sfuggano, i loro meriti perché non periscano, le loro grazie perché non si disperdano. Trattiene i demoni perché non nuocciano e, infine, trattiene Nostro Signore perché non castighi i peccatori quando peccano».

[175] Maria è la Vergine fedele, che con la fedeltà a Dio, ripara le perdite fatte da Eva l'infedele con l'infedeltà, e ottiene la fedeltà a Dio e la perseveranza per quelli e quelle che si affidano a lei. Perciò un santo la paragona ad un'àncora salda che li trattiene e impedisce loro di fare naufragio nel mare agitato di questo mondo, dove tanti periscono perché non sono agganciati a quest'àncora salda: «Noi annodiamo le anime a te, nostra speranza, come a sicura àncora di salvezza». A lei maggiormente si legarono i santi che si sono salvati e a lei si agganciarono altri, perché perseverassero nella virtù. Beati dunque, e davvero beati, i cristiani che ora si aggrappano interamente e fedelmente a lei come ad àncora sicura! Gli uragani impetuosi di questo mondo non potranno sommergerli, né disperdere i loro tesori celesti. Beati quelli e quelle che entrano in lei come nell'arca di Noè! Le acque del diluvio di peccati, che fanno annegare molti, non nuoceranno loro, perché - come essa ripete con la divina Sapienza - «chi compie le mie opere non peccherà», cioè non «cadranno in peccato coloro che lavorano in me alla propria salvezza». Beati i figli infedeli della sventurata Eva, che si aggrappano alla Madre e Vergine fedele! Ella infatti rimane sempre fedele e non si smentisce mai e ricambia sempre l'amore di quelli che l'amano: «Io amo coloro che mi amano». E lei ama d'un amore non soltanto affettivo, ma effettivo ed efficace, che impedisce loro, con una grande abbondanza di grazie, di indietreggiare nella virtù o di cadere lungo la strada, perdendo l'amicizia del suo Figlio.

[176] Questa Madre buona accetta sempre, per pura carità, tutto ciò che le si affida in deposito. Quando poi l'ha ricevuto come depositaria è obbligata per giustizia, in virtù del contratto di deposito, a custodircelo. Proprio come una persona alla quale io avessi affidato in deposito mille scudi sarebbe tenuta a custodirmeli, di modo che se per sua negligenza i miei mille scudi andassero perduti, lei ne sarebbe responsabile a rigore di giustizia. Ma che dico? Mai la fedele Maria lascerà perdere per negligenza ciò che le abbiamo affidato. Cielo e terra passeranno prima ch'ella sia negligente e infedele verso coloro che si fidano di lei.

[177] Poveri figli di Maria! La vostra debolezza è estrema, la vostra incostanza è grande, il vostro intimo è molto viziato. Lo confesso: voi siete tratti dalla stessa massa corrotta dei figli di Adamo ed Eva. Non per questo dovete perdervi d'animo, ma consolatevi e rallegratevi! Ecco il segreto che vi svelo: segreto sconosciuto a quasi tutti i cristiani, compresi i più devoti. Non lasciate il vostro oro e argento nei vostri forzieri, che furono già scassinati e depredati dallo spirito maligno e che sono troppo piccoli, deboli e vecchi per contenere un tesoro così grande e prezioso. Non mettete l'acqua pura e limpida della fontana nei vostri vasi infetti ed inquinati dal peccato. Anche se non c'è più il peccato, ne rimane tuttavia il cattivo odore e l'acqua si corromperà. Non mettete i vostri vini squisiti nelle vostre vecchie botti già piene di vino inacidito: ne sarebbero alterati e rischierebbero anche di fuoriuscire.

[178] So che voi, anime predestinate, mi capite. Parlerò comunque più chiaro. Non affidate l'oro della vostra carità, l'argento della vostra purezza, le acque delle grazie celesti, il vino dei vostri meriti e virtù a un sacco forato, a un forziere vecchio e rotto, a un vaso infetto e inquinato, quali voi siete. Altrimenti sarete derubati dai ladri, cioè dai demoni che cercano e spiano notte e giorno il momento propizio. E voi stessi guasterete, con il vostro amor proprio, con la fiducia in voi medesimi e con la vostra volontà, ciò che Dio vi dà di più puro. Mettete, versate nel grembo e nel cuore di Maria tutti i vostri tesori, tutte le vostre grazie e virtù: ella è un vaso spirituale, un vaso d'onore, un vaso insigne di devozione. Dopo che Dio stesso in persona vi si racchiuse con tutte le sue perfezioni, questo vaso divenne tutto spirituale e dimora spirituale delle anime più spirituali. Divenne degno di onore e trono d'onore dei più grandi principi dell'eternità; divenne insigne in devozione e il soggiorno di quanti eccellono in dolcezze, grazie e virtù; infine, divenne ricco come una casa d'oro, forte come una torre di Davide, puro come una torre d'avorio.

[179] Oh! Quanto è felice chi ha dato tutto a Maria, e a Maria si affida e si abbandona in tutto e per tutto! Egli è tutto di Maria e Maria è tutta sua. E può dire arditamente con Davide: «Maria è fatta per me», o con il discepolo prediletto: «L'ho presa per ogni mio bene», oppure con Gesù Cristo: «Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie».

[180] Se, leggendo queste cose, qualche critico pensasse che qui parlo per esagerazione e per devozione spinta, ohimè! egli non mi capisce sia perché è un uomo carnale che non gusta le cose dello spirito, sia perché è del mondo - di quel mondo che non può ricevere lo Spirito Santo - sia perché è un critico orgoglioso che condanna o disprezza tutto quanto non capisce. Invece coloro che non sono nati da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio e da Maria, mi capiscono e mi gustano. Ed anche per essi scrivo queste cose.

[181] Riprendendo il discorso interrotto, dico agli uni e agli altri che la divina Maria - la più fedele e generosa di tutte le pure creature - non si lascia mai vincere in amore e in generosità. «Per un uovo dà un bove», dice un sant'uomo; e cioè, in contraccambio del poco che le si dà, essa dà molto di ciò che ha ricevuto da Dio. Pertanto, se un'anima si dà a lei senza riserva, anche lei si dà senza riserva a quest'anima, purché riponga in lei ogni fiducia, senza presunzione e da parte sua si impegni ad acquistare le virtù e domare le passioni.

[182] I servi fedeli della Vergine santa ripetano dunque arditamente con san Giovanni Damasceno: «O Madre di Dio, se ho fiducia in te sarò salvato, sotto la tua protezione non temerò di nulla, con il tuo soccorso combatterò e metterò in fuga i miei nemici. Infatti, la tua devozione è un'arma di salvezza che Dio dà a coloro che vuole salvare».

 

PARTE TERZA - CAPITOLO TERZO LA VITA DI CONSACRAZIONE ESPRESSA IN UNA FIGURA BIBLICA

[183] Di tutte le verità che ho esposte riguardo alla santissima Vergine e ai suoi figli e servi, lo Spirito Santo ci offre nella Sacra Scrittura una figura mirabile nella storia di Giacobbe, che ricevette la benedizione di Isacco suo padre, tramite le cure industriose di Rebecca sua madre. Eccola, come lo Spirito Santo la riferisce. Vi aggiungerò poi la mia spiegazione. 1. Il racconto biblico di Rebecca e di Giacobbe

[184] Esaù aveva venduto la sua primogenitura a Giacobbe. Ora, Rebecca, madre dei due fratelli, che amava teneramente Giacobbe, riuscì diversi anni dopo, con un'accortezza molto santa e tutta piena di misteri, ad assicurargli questo vantaggio. Isacco si sentiva ormai molto innanzi negli anni. Prima di morire, voleva benedire i suoi figli. Chiamò dunque il figlio Esaù, che amava, e gli comandò di andare a caccia per procurargli del cibo, prima di dargli la benedizione. Rebecca avvertì subito Giacobbe di quanto stava succedendo e gli ordinò di andare al gregge a prendere due capretti. Ricevutili dal figlio, Rebecca ne fece un piatto per Isacco, secondo il gusto di lui. Poi rivestì Giacobbe degli abiti di Esaù, che lei custodiva, e gli coprì mani e collo con la pelle dei capretti, perché il padre - che non vedeva più - sentendo la voce di Giacobbe, potesse credere, dalla pelosità delle mani, che fosse Esaù suo fratello. Infatti Isacco si meravigliò di quella voce, che credeva fosse la voce di Giacobbe, lo fece quindi avvicinare e palpato il pelo delle pelli che coprivano le sue mani, disse: «La voce è di Giacobbe, ma le mani sono di Esaù». Dopo aver mangiato, aspirò, mentre lo baciava, l'odore degli abiti profumati di Giacobbe, e lo benedisse: «Dio ti conceda rugiada dal cielo e terre grasse». Lo costituì signore di tutti i suoi fratelli e concluse la benedizione con queste parole: «Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia colmo di benedizioni». Isacco aveva appena terminato queste parole, quando entrò Esaù e gli diede da mangiare la selvaggina perché poi suo padre lo benedicesse. Quel santo patriarca fu colto da incredibile sbigottimento nel conoscere quanto era successo, ma invece di ritrattare quanto aveva fatto, lo confermò, poiché in tutta la vicenda vedeva troppo chiaramente il dito di Dio. Esaù allora scoppiò in ruggiti, come nota la sacra Scrittura, ed accusando a gran voce di inganno il fratello, domandò al padre se avesse soltanto una benedizione. Osservano i santi Padri che, in questo, Esaù è figura di coloro che trovano comodo conciliare Dio col mondo e vogliono godere insieme le benedizioni del cielo e quelle della terra. Commosso dalle grida di Esaù, Isacco finì per benedirlo, ma di una benedizione terrena e assoggettandolo al fratello. Ciò fece nascere nell'animo di Esaù un odio così velenoso contro Giacobbe che da allora aspettava solo la morte del padre per ucciderlo. Né Giacobbe avrebbe potuto evitare la morte, se Rebecca, sua madre, non l'avesse protetto con gli accorgimenti e i consigli che gli dava e che lui seguiva.

2. Esaù figura dei riprovati

[185] Prima di commentare questa storia così bella, è necessario notare che, al dire di tutti i santi Padri e interpreti della sacra Scrittura, Giacobbe è figura di Gesù Cristo e dei predestinati, Esaù, invece, dei reprobi. Per convenirne basta esaminare le azioni e la condotta di entrambi.

1) Esaù, il maggiore, era forte e di costituzione robusta, accorto e abile nel tirare d'arco e nel prendere molta selvaggina a caccia.

2) Non restava quasi mai in casa e, confidando unicamente nella propria forza e destrezza, lavorava solo fuori casa.

3) Non si preoccupava molto di piacere a Rebecca, sua madre, e non faceva nulla a tale scopo.

4) Era così ghiotto e talmente schiavo della gola, che vendette il suo diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie. 


5) Era come Caino, pieno di invidia contro suo fratello Giacobbe e lo perseguitava oltre ogni dire.

[186] Ecco come si comportano ogni giorno i reprobi.

1) Hanno fiducia nella propria forza ed accortezza riguardo agli affari temporali. Sono versati, abili e illuminati nelle cose della terra, ma molto deboli e ignoranti in quelle del cielo.

[187] 2) Per questo, non rimangono mai o quasi mai in casa, cioè nel segreto della loro coscienza - la casa interiore ed essenziale assegnata da Dio ad ogni uomo, perché vi dimori, a suo esempio: Dio, infatti, dimora sempre in se stesso -. I malvagi non amano affatto né il ritiro, né la spiritualità, né la devozione interiore. Anzi ritengono persone dappoco, bigotte e selvatiche, coloro che sono interiori e ritirati dal mondo e che lavorano più nel loro intimo che all'esterno.

[188] 3) I reprobi non si curano per nulla della devozione a Maria, la madre dei predestinati. È vero che non odiano formalmente la Vergine. Talora, anzi, la lodano, protestano di amarla e perfino l'onorano con qualche forma di devozione, ma poi non sanno tollerare che la si ami teneramente, perché non hanno per lei le tenerezze di Giacobbe. Trovano da ridire sulle pratiche devote che i suoi figli e servi adempiono fedelmente per guadagnarsene l'affetto, perché non credono che sia loro necessaria a salvezza la devozione a Maria. A loro basta non detestare formalmente la Vergine santa o non disprezzarne apertamente la devozione. Ritengono in tal modo di essere nelle sue grazie e di essere suoi servi, recitando e borbottando qualche preghiera in suo onore, senza tenerezza alcuna per lei e senza correggere se stessi.

[189] 4) I reprobi vendono il loro diritto di primogenitura, cioè le gioie del paradiso, per un piatto di lenticchie, vale a dire per i piaceri della terra. Ridono, bevono, mangiano, si divertono, giocano, danzano... senza preoccuparsi, come fece Esaù, di rendersi degni della benedizione del Padre celeste. In breve, pensano solo alla terra, amano solo la terra, parlano e operano solo per la terra e le soddisfazioni terrene, vendendo per un fuggevole momento di piacere, per un vano fumo di onore e per un pezzo di terra dura, gialla o bianca, la grazia battesimale, la veste d'innocenza e l'eredità del cielo.

[190] 5) Da ultimo, i reprobi odiano e perseguitano ogni giorno i predestinati, apertamente o di nascosto. Non li possono sopportare, li disprezzano, criticano, burlano, ingiuriano, derubano, ingannano, li gettano nella povertà, li mandano via, fanno loro mordere la polvere. Essi invece fanno fortuna, si tolgono ogni soddisfazione, se la spassano, si arricchiscono, ingrandiscono e vivono a loro agio.